La Spagna sul tetto del Mondo

La Spagna sul tetto del Mondo

Luglio 20, 2026 0 Di Luca Sisto

I Mondiali del 2026 sono stati, anche e soprattutto, il tramonto dei giganti del calcio che fu.

Solo uno, il più grande, a 39 anni, ha resistito fino all’ultimo minuto dei supplementari della finale, Leo Messi. Si è arreso, malamente come tutta l’Argentina, lottando ma senza colpo ferire, alla superiorità degli avversari. Nessuno, più della Spagna, meritava di vincere questi Mondiali. Da campione d’Europa in carica, sì, ma senza il continuo apporto dei suoi giovani rampanti, decisivi in Germania due estati fa. Lamine Yamal reduce da un infortunio, ha giocato al 60-70%. Nico Wiliams, dopo una stagione alle prese con la pubalgia, ha persino ceduto il posto ad Alex Baena, prima di risultare finalmente incisivo con la sponda di testa trasformata nel gol mondiale da Ferran Torres.

Fino al secondo tempo supplementare, l’Argentina si era affacciata in avanti solo a inizio gara: Unai Simon anticipava Messi in uscita sulla propria trequarti. Zero punto zero: gli Xg dell’Argentina prima di un tiro disperato di Messi, ribattuto, e di una girata di Giuliano Simeone, alta. La reazione dell’Argentina, sotto di un uomo per l’espulsione di Enzo Fernandez al 90′, e di un gol per la rete di Ferran in apertura del secondo tempo supplementare, è tutta qui.

La reazione calcistica, perché quella nervosa, con Otamendi e Paredes (espulso anche lui, dopo il triplice fischio) in testa al gruppo dei rissosi, stentava ad accettare una sconfitta più netta del risultato.

La Spagna non ha dimostrato sin da subito di essere la squadra migliore. L’ha rimarcato col tempo, col gioco, con l’identità, con la difesa in avanti e col pallone tra i piedi. De La Fuente non ha abdicato allo 0-0 all’esordio contro Capo Verde, ma è rimasto coerente con se stesso, cambiando pochissimo: Pedro Porro per Llorente a destra, più Fabian Ruiz che Pedri a centrocampo, e staffetta Oyarzabal – Ferran davanti, con qualche minuto di qualità per il decisivo Merino al posto di Dani Olmo e per Nico Williams in luogo del soldatino Baena.

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La fiducia incrollabile in Unai Simon, portiere meno battuto della storia dei Mondiali fra coloro che sono arrivati fino in fondo. Le colonne Rodri, molto vicino al suo secondo pallone d’oro dopo aver ottenuto quello dei Mondiali beffando Messi proprio sull’acuto finale; e Pau Cubarsí – altro 2007 come Yamal – il difensore più prezioso al mondo: Barça e Spagna sono in buone mani, ieri oggi e domani.

La Spagna ha mandato in pensione un bel po’ di fenomeni.

Nel 2006 le era andata male con Zidane. Vent’anni più tardi cacciano via dai Mondiali il calcio retorico del Loco Bielsa; il più grande goleador della storia delle nazionali, Cristiano Ronaldo; gli ultimi vagiti della golden generation belga; le velleità di dream team dei francesi capitanati dal nuovo capocannoniere storico dei Mondiali, Kylian Mbappé, dei quali sono autentica kryptonite; e, dulcis in fundo, Leo Messi, uno dei più grandi atleti della storia di ogni sport.

Tutto questo, con l’asse portante di Barça e Athletic e il contributo di tanti calciatori che militano all’estero, e senza portare in squadra neanche un calciatore del Real Madrid (la squadra che ha portato in dote più gol a questi Mondiali), visto che Cucurella, appena acquistato dai merengues, è stato convocato come calciatore del Chelsea. Vincendo il proprio secondo mondiale, ancora 1-0 ai supplementari in finale. E tenendo fede alla “profezia capoverdiana”. La Spagna è sbattuta all’esordio contro il muro di Capo Verde e dell’eroico Vozinha. Nel 2010 fece anche peggio: perse 1-0 contro la Svizzera, gol di Gelson Fernandes, nato a Praia, capitale di Capo Verde.

Il cammino degli spagnoli ne riconosce pienamente superiorità e meriti. Hanno battuto i campioni uscenti, i principali aspiranti campioni e il Portogallo con più talento complessivo mai visto a certe latitudini, quello, fra gli altri, dei tre tenori del PSG, João Neves, Vitinha e Nuno Mendes.

Tutto questo senza aver prodotto un centravanti di livello internazionale (Samu Omorodion si è rotto il crociato quest’anno), ma tanti attaccanti di manovra utili alla causa, associativi e asfissianti nel pressing.

La Spagna, campione d’Europa e del Mondo in carica, sapeva, come lo sapevano gli argentini, che scoprire le carte non era una buona idea. Con l’escalation del conflitto in Medio Oriente, a marzo, è saltata la finalissima (fra i campioni d’Europa e quelli del Sudamerica) già rinviata l’anno precedente. L’appuntamento che tutti aspettavano era al Met Life Stadium, il 19 luglio. E così è stato. Le Furie Rosse non hanno tradito le attese, e a versare lacrime amare stavolta sono stati gli argentini.

Rodri solleva la Coppa, con Trump e Infantino presenze ingombranti fino alla fine, sullo sfondo (Official White House Photo by Daniel Torok – Wikimedia Commons, Public Domain)

Per quanti anni in Spagna si è sbraitato dopo le sconfitte: “otra vez!” Dagli Europei del 2008 ai Mondiali del 2026, nessuno ha vinto quanto la Spagna: 3 Europei e 2 Mondiali. Chi ancora pensa sia un caso, generazione dopo generazione, e non il frutto di un lavoro che parte dalle basi, e che dopo Luis Enrique ha trovato in De La Fuente il tecnico federale perfetto per rilanciare il movimento, è pregato di dedicarsi ad altro. Vincere non è garantito. Costruire da capo, ogni riferimento al calcio italiano è puramente voluto, è doveroso per tornare in alto.

Onore a vincitori e vinti. Si chiudono i Mondiali di USA – Messico – Canada 2026, tanto spettacolari calcisticamente quanto urticanti politicamente. Ci mancheranno, come mancano le Olimpiadi, quando finiscono. D’altronde, quattro anni volano in fretta, perché niente scandisce il nostro tempo più di Mondiali e Giochi Olimpici.

E allora grazie, Calcio, per esserti salvato ancora una volta da solo, a dispetto di tutto.

 

Luca Sisto è cofondatore e direttore editoriale di Football&Life. Appassionato di sport, in particolare di calcio, basket e atletica. Tifoso del Napoli e della nazionale dei Leoni Indomabili del Camerun. Lavora nel turismo.

Nell’immagine di copertina, tratta da Wikimedia Commons, la Spagna celebra la vittoria dei Mondiali e solleva la Coppa (credits Bryan Berlin, opera propria).