Didier Deschamps: un Iparraldekoak tra gli dèi

Didier Deschamps: un Iparraldekoak tra gli dèi

Luglio 26, 2026 0 Di Simone Rinaldi

Parlare di Didier Deschamps, nonostante la delusione patita ai recenti mondiali nordamericani, sia da giocatore che da allenatore potrebbe risultare addirittura banale.

Centrocampista difensivo di grande valore, ha vinto scudetti e coppe in Francia, Italia e Inghilterra. Da allenatore ha guidato la Juventus in serie B, vinto con Monaco (con i monegaschi ha perso una finale di Champions contro il Porto di Mourinho) e Marsiglia per poi sedere sulla panchina dei Blues con cui da giocatore era stato Campione del mondo nel 1998 e d’Europa nel 2000 in entrambi i casi nelle vesti di capitano.

Con lui i Galletti conquistano le vittorie del mondiale di Russia 2018 e Nations League del 2020-2021, oltreché i secondi posti nell’europeo di Francia 2016 e nel mondiale di Qatar 2022.

Abbiamo detto centrocampista di contenimento che ad un buon sinistro abbinava diligenza tattica, rapidità di movimento e puntava molto su una sua caratteristica, oltre al fondamentale del tackle che egli stesso faceva risalire alle sue origini: “sono basco – dichiarava – e della mia gente ho la caparbietà. Quando ci mettiamo in testa una cosa, vogliamo arrivare allo scopo.

Di noi baschi francesi si parla meno rispetto a quelli che vivono in Spagna ma non per questo siamo meno orgogliosi. La mia prima squadra è stata l’ Aviron-Bayonnaise, con la Ikurrina nello stemma e soprannominata Txuri-Urdin, come la Real Sociedad”.

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Non tutti lo sanno, infatti, ma nonostante non sia stato mai sentito esprimersi in Euskara ed abbia un nome e cognome che più francofoni non si può (a differenza dell’ex compagno di nazionale Bixente Lizarazu) Deschamps si è sempre dichiarato orgoglioso dei natali di Bayonne/Baiona, nel cosiddetto Iparralde (in Basco “Terra del Nord”) la porzione di Euskadi che appartiene politicamente alla Francia.

Ma chi sono gli Iparraldekoak? E come vivono oggi?Nonostante il francese sia la lingua ufficiale e il basco parlato sia una percentuale minoritaria, c’è un forte orgoglio identitario.

È celebrato attraverso sport tradizionali (come la pelota basca), la musica e la gastronomia tipica (come il celebre prosciutto di Bayonne e il formaggio Ossau-Iraty).

In passato però, pur non vivendo sotto il tallone del franchismo come i fratelli del sud, qualche problema col governo di Parigi c’è stato, come nel 1985 quando un’azione congiunta della Polizia Francese (secondo alcune fonti con l’ utilizzo di veterani della Guerra d’Algeria) e del GAL (una sorta di gruppo paramilitare spagnolo oggi disciolto che agiva contro il separatismo Basco) portò alla morte di quattro persone ritenute militanti dell’ETA, più il ferimento di un quinto apparentemente non coinvolto.

Oltre ai due citati, a memoria i calciatori baschi a vestire il Bleu sono stati altri due, Dugarry e Stephan Ruffier, portiere di Monaco e St. Etienne. Mentre a livello di club il già citato Aviron (che nel rugby è molto forte) non è mai andato oltre la partecipazione alle serie minori privando gli orgogliosi Iparraldekoak di un riferimento come quello che invece hanno le altre minoranze come Corsi (Bastia e Ajaccio su tutte), Alsaziani (Strasburgo) e Bretoni (En Avant Guingamp). Ma in fondo per gente così orgogliosa che differenza c’è tra National e Ligue 1?

 

Testo di Simone Rinaldi. Tifoso del Bologna e della Virtus, Simone vive lo sport a 360 gradi. Pubblica quotidianamente contenuti su “Calcio Caraibi” (con Davide Tuniz) e in giro. Per passione scrive su Football&Life.

Immagine di copertina tratta da Wikipedia.