Ufo Baresi

Ufo Baresi

Luglio 31, 2026 0 Di Paolo Palazzo

Ricordo l’esordio in serie A di Franco Baresi.
Aveva 17 anni (solo 5 più di me!).
Era una cosa mai vista.
Con la maglietta fuori dai pantaloncini e calata direttamente sui fianchi, come il mio idolo di allora e di sempre, Paolo Rossi.
Partiva a razzo dalla sua area di rigore e arrivava senza apparente fatica ai limiti di quella avversaria, con classe, senza mai scomporsi. Lo chiamarono Kaiser Franz. Perché era il nostro Beckenbauer.
Ma anche Ufo Baresi.

Perché a quei tempi in televisione c’era Ufo Robot.
E perché era proprio una cosa mai vista.
Quando scoprimmo che era rimasto orfano a 14 anni, l’età in cui lo conobbe la mia generazione, provammo ancora più affetto e ammirazione per quel calciatore.
Avremmo voluto essere suoi fratelli minori, per ridargli un po’ di ciò che la sorte gli aveva negato.

Lo scudetto della stella rossonera, conquistato a 18 anni con l’ultimo campionato da capitano di Gianni Rivera, fu il più perfetto passaggio generazionale della storia calcistica italiana.
Lo ricordo in serie B, sempre fedele alla causa rossonera.
Poi su una sedia a rotelle, nei primi anni ’80, per una grave infezione al sangue che lo rese quasi un ex calciatore.
Ricordo i vani tentativi di Bearzot di trasformarlo in mediano per farlo convivere con Scirea (due liberi contemporaneamente erano un lusso che non ci si poteva permettere).
Poi la sua serie di trionfi con il Milan.
Giocava in un ruolo che non esiste più e l’anomalia della sua carriera è la rivalità, sempre correttissima, con Scirea.

Che in Italia è considerato a grande maggioranza il libero più forte della nostra storia.
All’estero invece la popolarità di Baresi non aveva confini e confronti.

Pallone d’oro più volte sfiorato.
Condottiero azzurro a Italia ’90 e capitano coraggioso a USA ’94. Dove fece il suo capolavoro.

L’Italia a USA ’94: il pazzo Mondiale degli Azzurri

Rottura del menisco a inizio torneo, rientro in squadra per la finalissima, dopo 25 giorni dall’operazione.
Fu il migliore in campo.

E da vero capitano si assunse la responsabilità di tirare il rigore dopo 120 minuti di gioco a oltre 30 gradi in una finale Mondiale.
Senza un allenamento in 3 settimane. Lo sbagliò e pianse in mondovisione.

Come fanno gli uomini veri.
Completando il suo podio di piazzamenti ai Mondiali: primo nell’82 (senza giocare) e terzo nel 1990.

Paolo Maldini è stato probabilmente più forte (di chiunque, per me miglior giocatore italiano in qualsiasi ruolo dell’ultimo mezzo secolo).

Ma se penso al capitano del Milan per eccellenza della mia generazione, quello che alza trofei, alza braccia (come dicevano i nemici, ma l’invidia è una bestiaccia…) stringe mani, scambia gagliardetti ma soprattutto ha il carisma del vero leader naturale penso a Franco Baresi. Anche detto Ufo Baresi.

Che a 66 anni ha ripreso la sua navicella spaziale ed è tornato da dove è venuto. Lasciandoci tanta bellezza, tante lacrime e, ai tifosi rossoneri, tanti ricordi eterni.
Che nessuno indossi più quella maglia.

Di Ufo Baresi ce ne sarà soltanto uno.

 

Testo di Paolo Palazzo. Autore del podcast “Anni Mondiali” insieme alla moglie Dina Curione.

Immagine di copertina tratta da Wikipedia.