La leggenda del “Racing de los bigotes”: una squadra coi baffi
Agosto 2, 2026Racing Santander, Deportivo A Coruña (no, non ci siamo dimenticati una L: il nome del club è appena stato cambiato per allinearsi alla denominazione ufficiale della città) e Málaga: sono queste le tre squadre spagnole che nella stagione che sta per cominciare militeranno in Primera dopo qualche anno di assenza.
I giovanissimi faranno fatica a ricordare un Racing in massima serie, categoria in cui mancava dal 2012. Ancora meno persone ricorderanno quel Racing che oltre cinquant’anni fa fece notizia per una grande striscia di imbattibilità ma soprattutto per un particolare fioretto fatto dai suoi giocatori.
Siamo nella stagione 1972-73 e i cantabrici hanno appena recuperato la denominazione ‘Racing‘, persa dagli anni ’40 a causa del divieto di termini stranieri per volere di Francisco Franco. Il club, che nel lontano 1928 era stato uno dei dieci fondatori della Primera División, arriva da una stagione difficile, in cui ha sfiorato la retrocessione in Tercera, evitata solo dopo uno spareggio contro il Salamanca.
Il Racing opta per un cambio in panchina affidandosi ad un giovane allenatore, all’epoca 38enne: José María Maguregui. Il basco è stato un ottimo centrocampista che con l’Athletic Club ha vinto una Liga e tre Coppe del Generalissimo (nome adottato dalla Coppa del Re durante la dittatura) e che ha anche vestito la maglia della nazionale spagnola, ma come allenatore non è ancora andato oltre la terza divisione, dove è reduce da tre annate al Sestao.
Il cambio sembra dare i suoi frutti e il Racing parte a razzo: nelle prime sette giornate vince sei partite (1-0 contro Osasuna, Córdoba, Cádiz e Sevilla, 2-0 contro il Mestalla e 3-0 al Logroñés), pareggiandone una (0-0 a Valladolid) e soprattutto non subendo nemmeno una rete, grazie allo stile poco spettacolare ma molto solido di Maguregui e alla rocciosa difesa formata da Luis María de la Fuente, Manuel Chinchón, Felipe Sistiaga e Francisco Espíldora, i quali formano un muro invalicabile davanti a Juanjo Santamaría (che nel 1976 diventerà il primo portiere a segnare un gol in Primera).
Durante il viaggio ad Elche per l’ottava giornata di campionato è proprio il tecnico dei bianconeroverdi ad avere l’idea che entrerà nella storia. Prendendo spunto dal look di due dei suoi difensori, Espíldora e De la Fuente, che sfoggiano due paia di baffi già da qualche settimana, decide egli stesso di farseli crescere e di proporre la cosa al resto della squadra: niente più baffi rasati fino alla prima sconfitta, pena una multa di 200 pesetas.
Nella provincia alicantina arriva il primo gol subìto, ma l’imbattibilità prosegue grazie all’1-1 finale e tutta la rosa accetta la sfida.
I baffi crescono, così come i punti in classifica: 1-1 anche in casa contro il San Andrés, 0-0 sul campo del Barakaldo e successo di misura contro il Mallorca.
Il “Racing de los bigotes” inizia a fare notizia in tutto il Paese e diventa un fenomeno virale molti anni prima dell’avvento di Internet e dei social network: giornali importanti come Marca ne parlano e le televisioni vogliono le interviste dei protagonisti.
Gli aficionados santanderini appoggiano i loro beniamini indossando grossi baffi posticci venduti nei dintorni del Sardinero, mentre nelle trasferte i tifosi avversari li accolgono con la stessa attesa con cui si riceve un top club: tutti scalpitano per interrompere la striscia positiva della capolista e mandare tutti dal barbiere.
Proprio un barbiere, tifoso del Barakaldo, si offre di radere personalmente e gratuitamente i giocatori rivali, convinto che la sua squadra avrebbe vinto, e si reca allo stadio con i suoi strumenti di lavoro, ma, come abbiamo visto, l’incontro termina a reti inviolate. Qualcuno nella rosa del Racing ha però qualche difficoltà ‘pilifera‘: l’imberbe capitano Chinchón, ad esempio, è costretto a farsi disegnare i baffi col carboncino dal magazziniere per non dover pagare la multa, mentre in un’intervista Antonio Gento, detto Gento III e fratello della stella del Real Madrid Paco, descrive la sua leggera peluria come un ‘progetto di baffo’.
Finalmente, il 19 novembre 1972, alla dodicesima giornata di Segunda, l’incantesimo viene spezzato dal Rayo Vallecano, che aveva appena cominciato il suo ‘esilio’ al Campo de Vallehermoso, un esilio durato quattro anni a causa dei lavori di ricostruzione dell’Estadio de Vallecas.
Il 2-0 dei madrileni fa perdere ai santanderini la vetta solitaria della classifica (vengono raggiunti a quota 18 punti da Mallorca e Murcia) e li manda tutti a radersi o quasi, visto che alcuni giocatori, come Espíldora, De la Fuente, Santi Gutiérrez o il goleador Aitor Aguirre, decideranno di continuare con quel look.
A proposito di quest’ultimo: nel 1976 Aguirre sarà vicecapocannoniere di Primera dietro a Quini, ma è un anno prima, nel 1975, quando il centravanti sale alla ribalta con un forte gesto di dissenso politico, indossando il lutto al braccio in memoria di alcuni membri del Frente Revolucionario Antifascista y Patriota (FRAP) appena fatti giustiziare da Franco, ricevendo una multa di 100mila pesetas oltre che le minacce da parte di vari gruppi di estrema destra.
Tornando al 1972, quel 19 novembre il feudo temporaneo del Rayo si riempie completamente: molti sugli spalti cercano di intimidire gli ospiti mostrando delle grosse forbici di cartone e le aspettative sono talmente alte che al triplice fischio i tifosi vallecani si riversano in campo, neanche avessero vinto un trofeo o conquistato una promozione.
Nonostante la prima sconfitta stagionale, i tifosi del Racing decidono di organizzare una serata in una celebre discoteca di Santander, il Royal 70, per celebrare la squadra, dando all’evento anche un tocco di spirito di solidarietà: tutti i partecipanti devono pagare una quota d’ingresso per ricevere in cambio un paio di baffi finti da continuare ad indossare alle partite e i soldi raccolti vengono destinati ad un ospizio per poveri.
La scommessa vera e propria alla fine dura solo un mese (dalla trasferta ad Elche a quella a Madrid, tra le giornate 8 e 12), ma con il passare degli anni la storia diventa sempre più leggendaria, anche grazie al finale felice di quel campionato: il Racing perderà altre nove partite, tutte in trasferta, ma riuscirà a chiudere al terzo posto (dietro a Murcia ed Elche) e a conquistare così la promozione.
L’avventura del Racing de los bigotes in massima serie sarà breve, ma nel 1975, sempre con Maguregui in panchina e con alcuni protagonisti di quella storica squadra baffuta, arriverà un altro ascenso, il quarto nella storia del club. Con quello conquistato quest’anno siamo invece a quota nove, anche se quei baffoni da rockstar anni ’70 sono ormai passati di moda.
Genovese e tifoso del Rayo Vallecano, Stefano Picasso è creatore e presidente del Rayo Vallecano Italian Fan Club e cofondatore del gruppo Rayistas por el Mundo. Scrive cronache e articoli vari sul sito del Fan Club (rayovallecanoitalianfanclub.wordpress.com) ed è particolarmente appassionato alla storia del club della franja, sulla quale ha pubblicato online due libri: “Storia del Rayo Vallecano 1924-2024: il Centenario” e “Storia del Rayo Vallecano: volume 2”.
Immagine di copertina riadattata dall’account Instagram “El Bigote de Abadía”.


