Palloni spuntati e fiori in sboccio: quel pomeriggio del primo gol di Zola in serie A

Palloni spuntati e fiori in sboccio: quel pomeriggio del primo gol di Zola in serie A

Agosto 20, 2026 0 Di Massimo Bencivenga

A sentire alcuni biografi ed esperti militari, le cose, per il Bonaparte, cominciarono ad andare male per davvero, quel 20 Giugno del 1815 a Waterloo, quando cominciò a serpeggiare tra i soldati il grido: “La Guarde recule“!

Se anche la Vielle Guarde, gli Immortali come venivano chiamati, cedevano, se anche i pretoriani e fedelissimi dell’Imperatore erano battuti, allora tutto era perduto.

Sempre a sentire i soliti, si trattò di un errore di comunicazione, in realtà a essere in difficoltà e a indietreggiare non era tanto la Vielle Garde, ma la Media Guardia.

Il 3 Dicembre del 1989 andò in scena, sul campo spelacchiato di Alvignano, il derby tra la vecchia guardia calcistica, capitanata da Nino Di Leone, ben spalleggiato dalla guardia variaga composta da Carlo e Rinaldo, e la compagine dei giovani virgulti del presidente Panaro, forti in avanti del formidabile fromboliere Pasqualino D’Orsi.

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E poco importa se era solo la terza categoria, in palio c’era non solo il campionato, erano entrambe nelle zone alte, ma anche l’orgoglio cittadino, quel marcare il territorio, quel mettere i puntini sulle i, quel flettere i muscoli e abitare quei sorrisini di superiorità che chiunque abbia calcato i campi ben conosce.

La vecchia contro la nuova guardia.

Il diez della nuova guardia era mio cugino Tonino, per cui il tifo, come per il suo Flamengo quando giocava a calcetto, non su campi spelacchiati, ma su cemento grezzo, era scontato.
Però avevo anche quasi quattordici anni, in quel Dicembre del 1989, quando la storia, a sentire Francis Fukuyama, e quelli  che lo citano il più delle volte a sproposito solo per sembrare intelligenti, era di là a finire; e quando hai tredici anni succede che puoi annoioarti; e ai tempi succedeva anche qualcosa che adesso non capita quasi più: ai tempi, un pallone, brutto quando si voleva, spuntava. A kind of magic, quasi sempre.

E un brutto pallone spuntò fuori anche quel 3 Dicembre, per cui mi ritrovai a giocare una partitella di quelle di una volta, con porte improvvisate, in quelle ammucchiate di n versus n+1 giocatori, dove non sempre distinguevi il compagno dall’avversario, con altri ragazzini che conoscevo e non conoscevo, dal momento che vivevo in altro comune.

Credo sia stata una delle prime volte che incrociai Antonello, attuale presidente del consiglio comunale, il quale, probabilmente e per i miei stessi motivi familiari, teneva per la vecchia guardia.
Glielo chiederò.

Giocammo insieme o contro?
Forse insieme, ma non lo ricordo bene.

Né ricordo chi vinse la nostra partitella dei piccoli, mentre i grandi se le davano sul campo e su spalti gremiti di persone con radioline attaccate alle orecchie.

A pensarci adesso, sono immagini che sembrano urlare da un altro mondo.
Sicuramente da un altro tempo.

«Chi ha vinto?», chiesi alfine a mio zio Vittorio quando stavamo andando via.
«Hanno vinto loro, Raffaele ha fatto due gol.»

Raffaele, una sorta di Jurgen Klinsmann dell’alto casertano, era il fratello di Fausto.
La vecchia guardia aveva respinto l’assalto.

«E per noi?», mi includevo nella giovane guardia.
«Nicolino», il papà di Daniele Ianniello, altro consigiere comunale.

Come in un frattale, mentre io giocavo coi miei coetanei e la vecchia guardia contro la nuova, spostando lo sguardo ancora più in alto, quel pomeriggio del 3 Dicembre al San Paolo andò in scena un Napoli-Atalanta che ha un suo perché nella Storia, ultracentenaria, non date retta a quelli che indicano il 1926 come incipit, del Napoli calcio.

È la data del primo gol, – e che gol!, di Gianfranco Zola in campionato con la maglia del Napoli. Il futuro Magic Box era arrivato in estate, l’estate dei dubbi maradoniani, irretito come Ulisse dalle sirene dell’Olympique Marsiglia del suo vulcanico, e chiacchierato, presidente Bernard Tapie. Aveva già sostituito Diego nelle primissime partite della stagione, Zola, quando Diego ancora lontano.

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Diego sarebbe infatti tornato, barbuto e leggermente imbolsito, solo il 17 Settembre contro la Fiorentina.
Sì, è quello che state pensando: è la partita del meraviglioso gol di Baggio e di Maradona che si fece parare un rigore da Landucci.

Magic Box, dicevo, quel giorno disegnò un arcobaleno di rara bellezza all’interno di una partita giocata sontuosamente e senza sentire il peso di quel 10 sulle spalle, perché anche quel 3 Dicembre Diego partì dalla panca per effetto di un leggero infortunio.

Il gol e il tabellino di quella partita si trovano abbastanza facilmente, con una intervista a Mondonico nella quale lo stesso sembra rammaricarsi della mancata presenza del pibe de oro in campo, quasi a dire: «Ha giocato Zola e ci è andata peggio!»
Va detto che Diego in quel periodo non era al meglio, lo sarebbe stato, fortunatamente per il Napoli, nella Primavera successiva, dove arrivò a picchi italiani raggiunti solo nella prima stagione o nel maledetto campionato 1987-88.

Quello che non ho proprio trovato, ma forse sarete più fortunati voi, è un video.
Prima del gol, il tamburino sardo si esibì in un palleggio stretto, e da foca monaca, circondato da almeno tre orobici, nello spazio tra il fallo laterale e il lato corto dell’area di rigore dell’Atalanta.

Una giocata per palati sopraffini e che non sempre s’è vista sui campi italiani se non scomodando i mostri sacri Maradona e Sivori. Uno scivolare via, con la leggerezza spavalda di chi l’anno prima era nella Torres, che lasciava intuire tanto le qualità del ventitreenne sardo quanto e altresì la miopia italiana nel non accorgersi prima di quali conigli era capace di tirar fuori un simile illusionista della pelota.

Quale orchidea in sboccio, con la resistenza della ginestra del Vesuvio, avesse tra le mani il Napoli.
Ce ne saremmo accorti in seguito, e lo avrebbero capito anche gli algidi londinesi del quartiere ricco e snob di Chelsea.

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Ma forse gli anni in Sardegna, in quella terra sospesa non solo sul mare ma tra mondi diversi ai quali sembra essere tangente senza appartenenza alcuna, ricca di misteri e di costruzioni enigmatiche, con una grammatica peculiare e una longevità che sconcerta i paradigmi, hanno un valore diverso e scorrono diversamente.

Già, perché se è pur vero che in Sardegna c’è una zona blu, vale a dire una delle zone ad alta densità di centenari, è altrettanto innegabilmente vero che questa longevità, in una terra isolata quasi a livello tribale e con una alimentazione da colpo apoplettico, fa arricciare il naso, a voler usare un delicato eufemismo, a genetisti e nutrizionisti.

Il movimento.
Gli studiosi delle zone blu hanno ipotizzato per la Sardegna, escludendo come detto varietà genetica e pulizia alimentare, che possa essere il movimento continuo su declivi e dislivelli il segreto della longevità.

Uno che arriva così, magari non arriva prestissimo, lo fa con la faccia scavata dalla fatica, bruciata dal sole e dal sale del sudore, con lo stigma di una fame antica, ma rimane su più a lungo e se può, diversamenta da altre icone partenopee, torna a dare una mano alla sua terra.

Il fatto di non aver trovato il video del palleggio mi ha fatto ricordare le teorie del filosofo coreano Han Byung-chul, il quale afferma che viviamo in un mondo inondato da dati e senza quasi più racconti, perché racconto e informazioni si escludono a vicenda, dacché il racconto si nutre di buchi narrativi e nessuna storia si racconta due volte allo stesso modo.

Ed è quello che mi è successo: c’è stata una prima stesura di questo racconto andata persa per un calo di tensione.
Era migliore? Boh.
Peggiore? Boh.

Il non aver trovato il video ha reso più prezioso il mio ricordo di quel pomeriggio frattale, dove le parabole di ragazzini, grandicelli e campioni si sono rapsodiamente intessute intorno a un fatto, il palleggio, che non ho trovato e che si è tramutato in racconto.

È la forza dei buchi narrativi, che si riempiono di meraviglia rinunciando a diventare fatti per restare racconti.

 

Testo di Massimo Bencivenga. Appassionato scrittore, ha pubblicato il libro “Scegli, lotta, vinci!”.

Immagine di copertina tratta da screen YouTube: esultanza di Zola con i compagni dopo il gol all’Atalanta del 3 dicembre 1989, il suo primo in Serie A col Napoli.