Michael Carrick: l’ultima bandiera da ammainare ad Old Trafford
Ottobre 3, 2026Ci sono pochi allenatori che conoscono il Manchester United quanto Michael Carrick. Ad Old Trafford ha trascorso dodici anni da giocatore, collezionando 464 presenze e vincendo cinque Premier League, oltre alla Champions League del 2007/08. Poi è rimasto nel club come membro dello staff tecnico, vivendo da vicino anche gli anni più complicati della squadra. Quando nel gennaio 2026 è tornato sulla panchina dello United, quindi, Carrick non era un allenatore qualsiasi arrivato a Manchester per provare a risollevare una stagione difficile.
Eppure, anche questa volta, il suo incarico sembrava destinato a essere temporaneo. Era già successo nel novembre 2021, quando dopo l’esonero di Ole Gunnar Solskjær aveva guidato la prima squadra per tre partite, prima dell’arrivo di Ralf Rangnick. Quattro anni più tardi, la storia sembrava ripetersi: Ruben Amorim era stato esonerato e Carrick era stato chiamato ancora una volta per traghettare la squadra fino al termine della stagione. Questa volta, però, qualcosa è cambiato.
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Tra le due esperienze a Manchester, il tecnico inglese aveva avuto il tempo di misurarsi per la prima volta con un incarico da allenatore a tutti gli effetti. Nell’ottobre 2022 era diventato tecnico del Middlesbrough: la prima stagione si era chiusa con un quarto posto e la qualificazione ai playoff, ma dopo un ottavo posto nel 2023/24 e un decimo nella stagione successiva, il club aveva deciso di interrompere il rapporto.
Nonostante un percorso non proprio esaltante, i Red Devils hanno continuato ad avere fiducia in lui quando è stato richiamato nel gennaio 2026. Lo United stava attraversando un momento particolarmente delicato. La stagione 2025/26 si era chiusa al quindicesimo posto, lasciando il club fuori dalla Champions League per il secondo anno consecutivo. Carrick aveva il compito di riportare la squadra nella parte alta della classifica e ricostruire un ambiente che aveva perso fiducia. Ci è riuscito: lo United è risalito fino al terzo posto, conquistando la qualificazione alla Champions League e convincendo il club a rinnovargli il contratto fino al 2028.
La particolarità è che questa estate ha segnato un cambio di ciclo anche dall’altra parte di Manchester. Il City ha affidato la panchina a Enzo Maresca dopo la fine del lungo ciclo di Pep Guardiola. Per la prima volta da molto tempo, entrambe le grandi squadre della città hanno quindi iniziato una nuova era: lo United con Carrick, il City con Maresca.
Ed è proprio qui che spesso inizia il percorso più complicato. Perché una cosa è prendere una squadra in difficoltà a metà stagione, ridarle equilibrio e accompagnarla fino a un obiettivo. Un’altra è costruire una squadra propria e mantenerla competitiva per un’intera stagione. Il mercato estivo è stato il primo tassello del nuovo progetto. Il Manchester United ha investito soprattutto a centrocampo, con Youri Tielemans, Andrey Santos e Carlos Baleba, ai quali si è aggiunto Karl Darlow come alternativa tra i pali.
Carrick sapeva che uno dei problemi principali della stagione scorsa era stato in mezzo al campo. Da qui l’arrivo di tre rinforzi in quella parte del campo, ma allo stesso tempo non è arrivato il nuovo terzino sinistro di ruolo che era stato cercato durante l’estate. Luke Shaw resta l’unico terzino sinistro di ruolo pienamente affermato in rosa, mentre Patrick Dorgu, Diogo Dalot e Noussair Mazraoui possono essere impiegati sulla fascia sinistra, seppur con caratteristiche e livelli di naturalezza diversi.
A questo si aggiunge il caso Marcus Rashford. Dopo il prestito al Barcellona nella stagione precedente, l’attaccante è tornato allo United dopo che il trasferimento definitivo non si è concretizzato. Ora Carrick dovrà capire se reinserirlo stabilmente nel nuovo progetto e quale ruolo affidargli. Al momento ha iniziato la stagione trovando spazio con continuità, ma senza ancora riuscire a incidere.
Il problema è che il nuovo Manchester United è ripartito con una certa distanza rispetto alle aspettative create dalla primavera precedente. Dopo cinque giornate di Premier League, la squadra ha raccolto appena cinque punti, con una vittoria, due pareggi e due sconfitte. Nel frattempo è arrivata anche l’eliminazione dalla League Cup contro il Brighton, una partita che lo United conduceva 2-0 dopo appena dieci minuti e che ha poi perso 3-2.
Il pareggio per 1-1 contro il Fulham ha aumentato ulteriormente i dubbi. Lo United ha prodotto 29 conclusioni contro le 12 degli avversari, ma ha trovato il pareggio soltanto all’89’ con un tiro deviato di Matheus Cunha. Il punto non è quindi soltanto il risultato, ma la difficoltà nel trasformare il volume di gioco in occasioni realmente decisive.
È difficile stabilire dove finisca la responsabilità di Carrick e dove inizi quella della costruzione della rosa. Il centrocampo è stato profondamente modificato, ma i nuovi acquisti hanno bisogno di tempo per inserirsi e il giovane camerunense Baleba, acquistato a suon di milioni (75,9 mln €) dopo i fasti di Brighton, ha dovuto fare i conti anche con un guaio alla caviglia. Allo stesso tempo, alcuni problemi dello United erano già emersi prima del mercato e non possono essere risolti semplicemente aggiungendo nuovi giocatori. Per Carrick, però, il tempo non è infinito: dopo aver trasformato l’interim in una conferma, ora deve dimostrare rapidamente che quella fiducia può essere ripagata.
È questa la vera sfida della sua seconda esperienza a Manchester. La prima gli aveva permesso di rimettere in piedi una stagione, mentre ora deve dimostrare di saper costruire una squadra propria e mantenerla competitiva nel lungo periodo. I cinque punti nelle prime cinque giornate sono già un primo campanello d’allarme. Carrick ha già avuto una prima occasione sulla panchina dello United nel 2021; il ritorno del 2026 gli ha consegnato quello che può essere il suo secondo treno. Per questo le risposte dovranno arrivare velocemente: perché questa volta non si tratta soltanto di conquistare una conferma, ma di dimostrare di essere davvero l’uomo giusto per guidare il Manchester United. E il treno, per Carrick, potrebbe non passare una terza volta.
Philip Supertramp, valenciano d’adozione e padre di quattro piccole “Furie Rosse”. Tifoso della Roma, cacciatore di storie dal mondo del calcio, è co-direttore di F&L e autore della pagina IG @ilsignoredellaliga.
Immagine di copertina tratta da Wikimedia Commons.


